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giovedì 11 novembre 2010

Non capisco cosa rappresenta il terreno a supporto dei pali...


Mi domando spesso quanto sia difficile scegliere bene. In generale dico. Certe  volte provo a spiegarmelo analizzando a ritroso gli eventi che scaturiscono nel fatto compiuto.  Sono un animale logico - e molto fiero di esserlo - quindi in quei casi dovrei limitarmi a sbobinare il codice della mia razionalità. Invece ecco, che talvolta mi imbatto in tracce di materiale non mio, successioni di piccole sequenze introdotte nella mappatura originale, che una volta individuate ed isolate si manifestano per quello che sono veramente: scorie. 
Faccio un esempio. Un pò di tempo fa, sono stato calorosamente invitato ad acquistatare un paio di pantaloni di una marca che  furoreggia e di cui ero sprovvisto. Non immaginavo fosse fondamentale disporre del pantalone di Jacob Cohen tant'è che nella mia beata innocenza ne ignoravo persino l'esistenza. Fatto sta che mi lascio convincere ed entro nel negozio. Bestemmio perchè non trovo mai al primo colpo il cartellino del prezzo e poi, una volta trovato, bestemmio il doppio. La mia accompagnatrice fa in tempo a ricordarmi che ci sono i saldi e questo serve ad evitare una strage di innocenti. Provo altre cose ma mi lascio distrarre dalla storia che la commessa mi propina sul buon vecchio Jacob,  si proprio lui, Jacob, un operaio inglese o americano (non ricordo), un  prototipo di pioniere  dell' 800,  il vero inventore del Jeans artigianale personalizzato. Mentre mi racconta un sacco di altre fesserie, palpo qua è là la consistenza del manufatto e controllo la qualità dei dettagli, e alla fine decido di farmi impacchettare il tessuto intessuto di lodi. Pago ed esco. Arrivo a casa, accendo il Pc e avvio Firefox.  Google...Wikipedia: Jacob Cohen!!! 
Non ci crederete ma ho trovato la storia, quella vera, ora stranamente rimossa da Wiki. Jacob Cohen è un marchio registrato nel 1985 da un Veneto di nome Tato Bardelle, già proprietario di Americanino e altri marchi molto "in" per l'epoca. La sua idea era quella di posizionare il denim nelle botique, andando ad inventarsi quel settore di nicchia che poi ha portato Renzo Rosso a diventare Renzo Rosso. Investimenti sbagliati e non so cos'altro hanno portato Tato al fallimento, ma il marchio Cohen si è salvato perchè intestato al figlio. Il tenace figliolo nel 2003 corona il sogno di rilanciare il marchio e restituire un pò di orgoglio al babbo. Mastica amaro per 6 anni ma poi la favola si realizza. Vende a Milano, nel resto d'Italia, in Europa, negli States e poi sbanca in Giappone. Che i consumatori Giapponesi capiscono quando c'è da fare gli affari. Questo non centra ma me li vedo Bernard Arnault  (LVMH) e  Francois Pinault (PPR), che si svegliano al mattino e frusciandosi le mani sul bavero dell'accappatoio di tigre albina ,domandano ad alta voce: "Chi è che oggi mi trova un nuovo modo per inculare i consumatori mondiali, ma soprattutto i Giapponesi?". Lasciando adesso perdere i giapponesi, mi chiedo: li avrei comprati i pantaloni se avessi saputo come stavano veramente le cose? No, perchè pur essendo un discreto prodotto non rispecchia le referenze che incidono sul mio convincimento e soprattutto non è fatto per contenere le balle. Quelle stanno nelle mutande e lì non c'è più posto.
Perchè ho raccontato sta storia? Perchè l'altro giorno me ne stavo in un contesto di lavoro e  sento uno che racconta in giro baldanzoso che una casa realizzata in polistirene espanso è una casa ecologica. Mi avvicino e gli dico: "Ehi tipo, come ti chiami?". E lui: "Jacob!".

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